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Il 3D sul Web. Storia e futuro



1994: nasce il 3D per il Web

L’idea primordiale del VRML fu messa a fuoco all’interno della sessione organizzata da Tim Berners-Lee e Dave Raggett per discutere l’interfaccia di realtà virtuale per il WWW, durante la prima conferenza annuale sul World Wide Web tenutasi a Ginevra nella primavera del 1994.

Da quel convegno nacque il progetto di sviluppare un linguaggio comune per la descrizione di scenari 3D e dei relativi “hyperlink” con il Web. Prese corpo così l’idea del VRML, il linguaggio che utilizzando contrassegni (come fa l’HTML) permette di descrivere realtà virtuali e quindi di creare ed esplorare mondi tridimensionali on-line proprio come gli utenti Web possono esplorare il testo e la grafica di un sito.

Una delle caratteristiche costanti nello sviluppo del VRML è che si è preferito procedere per singoli passi. Con la versione 1.0 ci si è sostanzialmente preoccupati della rappresentazione statica del mondo; con la versione 2.0 si è poi introdotta la possibilità di associare una serie di comportamenti agli oggetti, sia con delle tecniche proprie del VRML che mediante interfacciamento con il linguaggio di programmazione Java.

Dal 1994 al 1996 il VRML ha vissuto una vera e propria età dell'oro: in questo periodo furono pubblicati decine di libri sull'argomento, diverse società nacquero con il chiaro intento di sviluppare la nuova tecnologia sperando in un congruo ritorno economico, molte di esse realizzarono e offrirono strumenti gratuiti per la costruzione dei "nuovi mondi", ma infine i risultati tanto attesi non arrivarono, e la maggior parte delle società di 3D chiuse i battenti o cambiò attività o proprietà. Secondo molti osservatori, il problema era l'assenza di una qualsiasi offerta al pubblico. In sintesi, al navigatore medio non interessava affatto volare in mondi 3D: ciò che gli interessava era semplicemente l'informazione. E a questo proposito c’è un’ulteriore aspetto da prendere in considerazione: lo spazio 3D tradotto su uno schermo 2D ancora oggi non appare come il modo più semplice per organizzare le informazioni.

Verso mondi meno fantastici

A questo punto, si pensava che il linguaggio VRML fosse un fallimento e che dovesse scomparire. Ma non è stato così. Nel 1996, è nato un nuovo gruppo, il VRML Consortium, con lo scopo di promuovere il linguaggio VRML. Due anni dopo il gruppo è diventato il Web 3D Consortium (http://www.web3d.org/), con un orientamento meno utopico e maggiormente orientato al commercio. Ora, tra gli intenti principali del Web 3D Consortium c’è quello di diffondere il 3D sul Web in modo che risulti altrettanto intuitivo e semplice del 2D. Inoltre, il VRML non deve costituire un limite alla creatività e alla sperimentazione di quanti vogliano cimentarsi in questa avventura, ma piuttosto una base di partenza, un background di conoscenze e tecnologia a disposizione di tutti.

Questo nuovo atteggiamento ha contribuito a rivitalizzare progressivamente la comunità 3D: le aziende interessate a questo tipo di business hanno finalmente cominciato a proporre soluzioni con un valore commerciale ben identificabile. Un esempio per tutti: la Shout Interactive ha iniziato da tempo a vendere la sua tecnologia 3D per il Web alle società di e-commerce, da usare per applicazioni come la visualizzazione interattiva del prodotto, dimostrazioni e riunioni che rispetto alle immagini 2D forniscono agli utenti una miglior comprensione dei prodotti.

Situazione attuale e prospettive

Attualmente c'è un discreto numero di società che realizzano servizi 3D per il commercio ed ognuna di esse sviluppa più o meno costantemente i propri players. L'utente che oggi volesse visionare tutti i contenuti 3D presenti sul Web dovrebbe installare e poi costantemente aggiornare dozzine di player 3D differenti. Si attende insomma una piattaforma standard che prenda il sopravvento sulle altre e che possa contribuire allo sviluppo definitivo della tecnologia 3D per il Web. Intanto, il mercato, come sempre, fà le sue scelte e i creatori di contenuti iniziano a focalizzarsi su un gruppo ristretto fra i più diffusi player 3D. L'attuale trend mette comunque in evidenza il fatto che nessuna delle soluzioni che vanno per la maggiore costituisce la soluzione definitiva. Le stesse aziende produttrici, benché abbraccino tutte lo stesso obiettivo (divenire “lo Standard”) pianificano di arrivarci facendo leva sul successo raggiunto in diverse aree di nicchia come l'e-commerce, la formazione, l'intrattenimento... È possibile anche che il futuro ci riservi l’affermazione di più standards diversificati che si evolveranno per ognuna di queste differenti aree.

Attualmente, le realtà che oggi offrono player 3D più improntate verso il successo sono, per quanto riguarda l'intrattenimento: la Pulse Entertainment, la Brilliant Digital Entertainment e la Eyematic (ex Shout Interactive). Nell'e-commerce, i leaders più evidenti sono la ViewPoint (ex Metastream), la Cycore e la RichFX. Altri esempi di aziende fortemente orientate al 3D sono la Blaxxun Interactive e la Parallel Graphics. Quest'ultima ha sviluppato un ottimo player VRML e offre numerosi strumenti per la creazione e programmazione di mondi 3D. Blaxxun Interactive si è specializzata nei mondi "immersivi" 3D multiutenza: ambienti completi dove gli utenti possono muoversi e interagire con le persone e con gli oggetti, chattare e vedere video in streaming con Real Player. In questo mondo le persone sono rappresentate dagli avatars, rappresentazioni grafiche degli utenti stessi generate dal computer. Anche Blaxxun propone i suoi prodotti di authoring per la creazione di mondi e la personalizzazione di avatars.

Arrivano i Big

Ma la spinta finale al pieno successo del Web 3D potrebbe venire da un'altra direzione. In campo sono scesi infatti anche colossi del calibro di Macromedia, Intel e Adobe. Quest'ultima ha presentato recentemente il tool di authoring denominato Atmosphere. Mentre Macromedia ha incorporato le tecnologie 3D della Intel all'interno della release 8.5 di Director e nel popolare player Shockwave. Questo vuol dire che circa 140 milioni di persone (gli attuali utilizzatori del player di macromedia) potrebbero, con il consueto upgrade del popolare player, rendere di fatto Shockwave 3D un vero e proprio standard per il Web.

Contemporaneamente, il Web3D Consortium, con il sostegno di Microsoft, Sun Microsystem e del W3C, ha definito lo standard denominato X3D (Extensible 3D), che non è nient’altro che VRML 2.0 riscritto in XML. Date le pressioni dell'industria per lo sviluppo di XML e di una sua piena compatibilità, X3D potrebbe rappresentare una seria sfida ai progetti di Intel e Macromedia.

Per ora non ci resta che seguire gli sviluppi della situazione con un'unica e banale certezza: se il 3D su Web avrà successo, i designers avranno presto bisogno di rinnovare le proprie conoscenze professionali.

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